Il Garamond, Bologna e l’editoria italiana

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Il Garamond, Bologna e l’editoria italiana sono legati strettamente da una storia lunga e affascinante.

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Se ci fate caso, il Garamond è un vero e proprio standard nel mondo dell’editoria. Ma da dove arriva?

Aldo Manunzio, da tutti considerato il primo editore moderno, deve buona parte della sua notorietà all’abile lavoro di un altro artigiano:

Francesco Griffo, un abilissimo tipografo bolognese che addirittura inventò il corsivo (non a caso in inglese si chiama Italic), e che realizzò per lui dei caratteri splendidi.

Passò qualche decennio e proprio ai caratteri realizzati da Griffo, si ispirò Claude Garamond, un tipografo francese famoso per aver disegnato il carattere greco usato nei libri della Corona Francese.
Dal suo carattere romano sarebbero poi derivati tutti i Garamond successivi.

La maggior parte dei libri italiani sono in Simoncini Garamond, una risistemazione del carattere di Claude Garamond realizzata nel 1958 da Francesco Simoncini, un tipografo bolognese.

Una sua variante (Einaudi Garamond) è il carattere dei libri Einaudi, commissionato sempre a Francesco Simoncini da Giulio Einaudi nel 1956. 

La narrativa italiana è invece in Palatino, un carattere detto il Garamond tedesco.
Assomiglia, ma ha il vuoto all’interno delle lettere più grande e le ascendenti e discendenti più corte.

Il Simoncini Garamond nelle sue varianti (con qualche illustre eccezione) ha finito per imporsi come standard nell’editoria.

Nel tempo le tecniche di stampa hanno vissuto una vera rivoluzione: ai caratteri mobili si sono succedute via via nuove tecniche sempre più sofisticate, ma il Garamond è sopravvissuto.
Nel 1984 è approdato su Macintosh, il primo personal computer con interfaccia grafica che permetteva l’impaginazione a schermo. L’Adobe Garamond venne invece disegnato nel 1989 da Robert Slimbach.

È bello, per un bolognese, notare come la genesi di questo carattere così importante, sia passata più volte per le abili mani di artigiani bolognesi.

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